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Vittorio SGARBI Stefano Solimani è pittore dallo spirito antico, e non tanto per il fatto di procedere tecnicamente secondo la lezione pittorica di tradizione, quanto per il gusto, che in alcuni casi si fa esplicitatamene citazionista, per l'iconografia del nostro Seicento. Questo tuttavia non basta a definirlo, in quanto nei suoi dipinti dell'ultimo decennio coabitano paesaggi onirici che alludono al linguaggio simbolico del preconscio e raffigurazioni del corpo umano - soprattutto femminile - il cui iperrealismo sfiora la crudezza. Quando parlo di iperrealismo non intendo confondere il messaggio di Solimani con quello dei pittori americani degli anni Ottanta, che percepivano e ritrasmettevano il quotidiano in una cifra stilistica di totalizzante oggettività. Questo artista, al contrario, si concentra sulla realtà del particolare in chiave tutt' altro che decifrabile, a meno di non tentarne una decodifica attraverso quei tasselli di paesaggio, apparentemente dissonanti, in alcuni casi persino informali e puramente cromatici, che agiscono da ordito alla narrazione. Non conosco le opere precedenti di Solimani, ma questi suoi lavori mostrano una notevole maturità segnica e cromatica, che si accompagna al gusto scenografico, al senso formale dell'armonia e a una forte capacità espressiva. I temi trattati sono il frutto di una elaborazione teorica che si fonda su una sperimentata conoscenza delle potenzialità luminose sia dell'olio che dell'acrilico. Significativa ed emblematicità è l'opera Oltre il confine, del 2000 o, dello stesso anno la Donna dal cappello nero; per non dimenticare Abbandono, piccolo dipinto eseguito nel 2003, dove una giovane donna colta in tutta la sua sensuale nudità esprime nello sguardo uno stupore doloroso. Queste figure non anno un vero e proprio carattere ritrattistica, semmai sono costruzioni volumetriche dense di emblematicità e di domande sulla nostra vita interiore. Pittore del significante, Solimani gioca su messaggi diversi usando il simbolismo iconico come elemento di rarefazione dell'immagine e di riequilibrio contenutistico del costrutto. Quando il messaggio di un artista è pregnante sono possibili molteplici chiavi di interpretazione sceglierne una comunque appartiene strettamente ala sfera soggettiva ed alla sensibilità dell'osservatore. Personalmente vedo in Solimani un narratore di sogni, un evocatore di eventi oscuri, di un non detto che attiene presumibilmente alla sua sfera privata. Ogni sua immagine pittorica porta infatti in luce una sorta di aura tesa, ogni suo dipinto prefigura una narrazione conclusa che si espande con l'eloquenza di una missiva rivolta a un destinatario privilegiato. Solimani è un'artista che ha scelto di muoversi dentro la tradizione, ha tratto evidentemente dalla lezione luminosa della scuola manieristica e barocca, ma del tutto contemporaneo nel piglio veloce e nelle scenografie geometricamente allusive. Pur distinguendosi per le invenzioni tecniche e la forte percezione della corporeità la padronanza della materia pittorica non è l'unica misura della sua autenticità, perché è l'afflato poetico a trattenergli la mano, prima che sconfini sul terreno periglioso del virtuosismo e a conferire solennità iconica alla sua immaginazione fervidamente sensuale. Anna IOZZINO Uno degli appuntamenti più interessanti dell' Estate Romana del 2001 è stata la Rassegna Internazionale di Arti Visive "Tecniche a confronto" che si è tenuta alla Torretta Valadier su Ponte Milvio […]. In questo contesto la mostra personale di Stefano Solimani è stata particolarmente apprezzata sia a livello di critica sia di pubblico per la fluidità con cui il disegno e la materia cromatica si integrano nel mixer musicale dei ritmi e delle cadenze plastiche. "Sento che il tempo cade e fa rumore nell'anima mia…" scrive Cardarelli in una sua poesia e Solimani su una linea di naturale continuità sembra aggiungere "lasciando impronte d'amore e di dolore…". Attraverso venti opere quest' artista dimostra come la figua femminile nella sua piena maturità e bellezza sia la protagonista del suo mondo creativo con tutta la sua carica di eros, inteso come istinto originario della vita e dell'amore. Anche se le figure sono rese attraverso un iperrealismo basato su un'ottima abilità esecutiva nella raffigurazione di ogni particolare dei corpi, ci sanno introdurre in quell'ambito misterioso delle forme primarie, degli archetipi legati alle origini della vita. Ogni quadro appare come una pagina incompleta di un codice antico,o tesera di un puzzle scomposto dove i vari piani del racconto si sviluppano attraverso colori notturni il significato più recondito delle opere lasciando intravedere varie possibili interpretazioni. Ogni figura di donna assume la valenza primordiale di accoglienza e fertilità ma non risulta mai slegata dala ricerca estetica delle "divine proporzioni" in una cura del linguaggio figurativo e di uno stile che non si basa solamente su caratteri esteriori e formali, ma su un'idea centrale che li vivifica tutti: la vita intesa come medium irrinunciabile di amore e di dolore. ^ top ^ Enzo FABIANI L'iter culturale pittorico di questo artista registra incontri e stagioni di studio di notevole valore formativo: con Orfeo Tamburi (uno dei colti e generosi artisti italiani del secolo scorso); con la pittura "Chiarista" (che ebbe personalità come Lilloni, il primo Birolli, Del Bon e Vernizzi: eccellenti in specie nel paesaggio), ed altro ancora fino ad arrivare all' Iperrealismo. I tutto dedicato sempre più spesso ad una personale definizione della figura umana anche sacra, ma in particolare femminile. Una definizione di scultorea evidenza, anche, spesso, simbolicamente intesa. ^ top ^ Luciano CARINI [...] Ormai, come dicevo, la figura domina incontrastata ogni suo dipinto ed è una rappresentazione di straordinario realismo, dove l'abilità si unisce all' interpretazione, dove il particolare diventa simbolo e matafora, dove l'insieme costituisce motivo di riflessione e di sbigottito stranimento. Verità più vera del vero e non solo perchè costruita con grande rigore e conoscenza, ma perchè filtrata dalle emozioni, propiettata oltre la fisicità dei corpi e delle situazioni. Un iperrealismo, quello di Solimani, capace di catturare l'osservatore e di stupirlo per la perfezione dell'esecuzione, per la sensualità delle rappresentazioni e la bellezza degli incarnati, ma in grado altresì di smuovere il cuore e la mente, di interrogare lo spirito e di essere, quindi, attualissimo e contemporaneo. Ma attuale e contemporaneo Stefano Solimani lo era anche qualche tempo addietro quando la sua espressione tutta concentrata nella descrizione di desolate e squallide periferie metropolitane colte nei profondi e angoscianti silenzi notturni, quando, con lucidità e realismo, mostrava le grandi solitudini dei nostri giorni attraverso pallide e sfuocate luci che rischiaravano opulente e formose passeggiatrici. E anche oggi, a distanza di anni, la sua voglia di indagare e scrutare nei fenomeni della realtà quotidiana non si è affatto esaurita, anzi, è diventata più forte e convolgente, più raffinata e sottile e il suo pennello funziona come il grandangolo di un bravo fotografo che riprende da vicino, con primi piani mozzafiato, corpi di donne bellissime, nudi sensuali e attraenti, garbato erotismo mimetizzato e nascosto, che accende desideri e passioni. Il nudo ora gli serve come specchio per attirare sguardi e attenzioni, ma anche e sopratutto per denunciare le condizioni e situazioni: il vojerismo diffuso, l'uso superficiale e leggero della bellezza, i compromessi facili e la voglia di trasgredire oggi così di moda e diffusa. Straordinario e forse unico tra tanti che si possono osservare, il suo Iperrealismo, che riesce a cogliere le ombre e sfumature, luci e vibrazioni, lontananze e volumi creando magistralmente l'inganno fotografico, il bisogno fisico di toccare l'opera per scoprirne l'eventuale trucco, lo stupore attonito di fronte a tale perfezione. Una perfezione che avvolge ogni minimo particolare anatomico, ogni indumento e che poi si placa nello sguardo dove gli occhi portano dentro scintille di vita, comunicano emozioni e stati d'animo. Occhi grandi, occhi espressivi per raccontare ansie e solitudini, vittorie e sconfitte, gioie e delusioni. Espressione intensa, questa di Solimani, perchè rivolta alle grandi problematiche umane, perchè supera i confini della bellezza e della perfezione estetica e diventa voce dell'intimità segreta, riflesso obbiettivo dei nostri tormentati giorni. ^ top ^ Orfeo CARPINELLI Nella pittura di Stefano Solimani, uno sguardo e già un'irrefrenabile forza ci attanaglia, un fascino nascosto ma che profondamente colpisce e ci impone riflessione. L'immagine della figura, che dice più di ogni parola, ci trafigge nei nostri pensieri e su di essa si impongono temi ideali a cui ognuno chiede una risposta. ^ top ^ Ireneo LORENZONI Artista di raffinata cultura e di forte temperamento artistico, Stefano Solimani presenta opere che esprimono, attraverso la forma ed il colore, una realtà viva e palpitante, ma anche ricca di una spiritualità dai connotati personalissimi, ravvivati, altresì, da un intenso cromatismo che trascende la realtà stessa per elevarsi a sogno. Il suo stile, unico ed inconfondibile e di grande validità artistica, si esalta attraverso il gioco delle luci e delle ombre con ritmi di elevate qualità emozionali di grande efficacia e suggestiva creatività. ^ top ^ Stefano PAPETTI Stefano Solimani, dopo un esordio giovanile che già faceva presagire delle ottime potenzialità artistiche, si è conquistato negli anni della maturità la possibilità di coltivare con più libertà e passione il proprio amore per la pittura: da qualche lustro a questa parte, nella quiete della propria dimora, egli attende giorno dopo giorno alla fatica del dipingere senza che gli affanni della quotidianità possano turbare la sua ricerca, alimentata da una forza interiore che lo porta a lavorare molto, ma anche a guardare con occhio critico quanto ha realizzato, determinando così spesso il rifacimento di un’opera o semplicemente la revisione di qualche particolare. Gli ultimi risultati di questa ricerca sono rappresentati dalle ultime opere accomunate da una resa pittorica estremamente capziosa e raffinata, da uno stile sostenuto da una poderosa vena iperrealista e da una stesura del colore levigata al punto che, guardando i suoi dipinti, ci si chiede se si tratti di collage fotografici o di opere eseguite col pennello. Tanto persuasiva è infatti la sua capacità di mimesi che i seducenti nudi femminili sembrano ritagliati dalle pagine di una rivista patinata e apposti su fondi dipinti in tonalità smorzate che ne valorizzano le linee sinuose. Illuminate da una luce fredda che ne evidenzia le forme, le figure dipinte da Solimani sembrano esaurire la loro carica erotica, sottolineata da posture ed atteggiamenti ammiccanti, nella glaciale analisi anatomica dei corpi e degli sguardi severi delle modelle che ci seducono con l’esibizione sfrontata del loro corpo, ma nel contempo ci respingono per l’atteggiamento distaccato con cui si mostrano, senza reticenze o falsi pudori. Un senso di tragedia annunciata sembra scaturire dalla immagini dipinte da Solimani: lo stesso sentimento che si prova davanti a una Vanitas seicentesca, la stessa ineluttabile percezione del deperimento fisico cui nulla può opporsi. In questo modo egli documenta l’approdo morale di una società che da un lato esalta il corpo e la forma fisica, ma dall’altro lo violenta, degradandolo al ruolo di oggetto o di inerte strumento del piacere, privo di anima. ^ top ^ Francesca Maria FERRARIS Guardando la pittura del Maestro Stefano Solimani, mi viene in mente la frase che Stefano Zecchi, il famoso storico dell'arte, ha scritto in uno dei suoi libri, dal titolo "Capire l'Arte", cioè, testualmente: "La parola più importante nel mondo dell'arte è bellezza" . Poi, naturalmente, Zecchi dà varie interpretazioni della bellezza, ma questo è un altro discorso. Ciò che voglio esprimere, invece, è quanto l'arte di Stefano Solimani aderisca perfettamente alla frase di Zecchi, poiché nelle immagini che Solimani rappresenta, ovvero nei corpi perfetti, negli sguardi espressivi, nelle membra armoniose, c'è la riscoperta di una bellezza che si richiama ai modelli dei pittori secenteschi, in una parola, alla bellezza assoluta. Non per nulla, infatti, il Maestro fonda nel 2007, un movimento artistico a cui dà nome "Iperestetismo", proclamandosi quindi padre di un modo di fare arte tutto teso a impossessarsi dell' armonia estetica e della bellezza, come uno dei mezzi più importanti per salvare il mondo dall' orrore verso il quale, per molti versi, sembra si stia dirigendo. Egli viene così a ribadire la priorità dell' estetica in arte, attuandola con la rappresentazione della corporeità di figure umane, in prevalenza donne, da sempre depositarie per eccellenza del concetto di bellezza. Sono donne delle quali il Pittore mette al centro la femminilità attraverso l'intensità figurale della perfezione anatomica, rappresentandole nei quadri in svariate forme di bellezza, sempre classicheggiante. Forme di bellezza che Solimani carica di un grande fascino fatto sì di sensualità, ma anche, e per molta parte, di una suggestiva luce interiore che le illumina e le trasfigura. Così trasfigurate, esse appaiono immerse in una dimensione surreale dove acquistano un ulteriore fascino che le fa assurgere ad autentici quanto insoliti simboli di esuberante carnalità e insieme di mistica spiritualità. E' in questa dimensione che definirei di "surrealismo simbolico", che l'immagine oltre a svelare un'intensa armonia estetica, mette in luce qualcosa di più profondo, di più alto, di più misterioso. Raffigurate in espressioni e in atteggiamenti estatici, queste creature fortemente sensuali, ma come rapite da un'estasi mistica, si protendono verso una ieratica spiritualità contemplativa, oserei definire sacra. E forse non è del tutto errata tale definizione, poiché in questo vibrante, percettibile segno di sacralità, è già contenuto l'embrione pronto a germogliare nelle opere che il Maestro presenterà in una sua prossima mostra espositiva,riguardante appunto il sacro, a Venezia. Ma, tornando alla nostra Mostra, queste figure di donne, affermano la loro presenza con distacco, e al contempo, non chiedono altro che di essere osservate, perché ciò che è bello dà gioia e, consapevoli di suscitare gioia in chi le guarda, esse sembrano volerla offrire come un tributo in onore alla bellezza stessa. Per quanto ho appena detto, le immagini che Solimani crea, pur essendo realistiche al massimo grado, tanto da essere definite iperrealistiche, appartengono anche ad una realtà onirica, in quanto si esprimono in una dimensione sognante, sospesa, inesplicabile, astratta, così che ognuna di queste opere, sebbene figurativa, può essere considerata altresì "un classico quadro astratto". Poiché astrazione non è solo quella fatta di linee verticali, orizzontali, curve, o comunque un disegno non riconoscibile: astrattismo è anche ciò che partendo dal fisico, ad un certo punto, dal fisico si slega, creando una nuova realtà che con il fisico non ha alcuna attinenza. Solimani si concentra quindi su un pensiero concettuale di questa realtà astratta e perciò indecifrabile, e giunge a una sorta di scomposizione dello spazio e quindi del pensiero che lo anima, attraverso la levigata perfezione del colore, l'impatto delle forme volumetriche, la percezione di un' armonia assoluta, che per questo diventa emblematica. Lascia quindi allo spettatore la ricomposizione di questo stesso spazio, poiché non intende certo offrire allo sguardo l'oggetto di una realtà prefigurata , ma consentire allo sguardo di prefigurarsi questa realtà, secondo i propri gusti, la propria capacità di percepire i personaggi, la propria sensibilità. Il Maestro si avvale dunque sia del simbolismo onirico sia dell'astrattismo per rendere l'immagine rarefatta ed enigmatica, allo scopo di dare ad essa molte chiavi interpretative, perché come ogni grande pittore, Stefano Solimani è anche un narratore di sogni e di eventi, ma nell'interpretazione di questi, occorre peraltro aver sempre presente che, nella sua pittura, ciò che più conta è il non detto, anzi il non visibile. Ovvero è quella sorta di apertura che egli mai tralascia nella sua narrazione, affinché lo spettatore possa entrarne a far parte, e qui espandere i limiti della propria visionarietà, fino ad un punto tale che l'opera d'arte osservata, possa diventare anche un po' sua. Sebbene il gesto pittorico di Solimani si muova nella tradizione del Classicismo, attinga al Rinascimento, si avvalga del Surrealismo e del Simbolismo, il piglio. e l'energia con cui egli opera sono attualissimi, calati nella realtà odierna e quindi veloci, allusivi ed ambigui, magicamente coinvolgenti ed estremamente accattivanti. Inoltre, e devo aggiungerlo perché ciò è nelle mie corde, il suo gesto pittorico è guidato da un profondo affiato poetico che si coglie con emozione e con gioia, ma non invischia troppo le immagini, anzi, contribuisce a liberarle, aggiungendo a ciascuna, se possibile, un'ancora maggiore solennità di grazia, di armonia, in una parola, di bellezza. E qui mi riallaccio alla stessa frase dello storico dell' arte Stefano Zecchi, frase già citata all'inizio del mio intervento e che mi piace ribadire, cioè che "la parola più importante nel mondo dell'arte è bellezza" . Perché, come spero si sia potuto cogliere dalle mie parole e come molto meglio si può comprendere osservando le sue opere, l'arte del Maestro Solimani, è perfettamente inscritta e descritta in questa frase. ^ top ^ |
