Stefano Solimani è pittore dallo spirito antico, e non tanto per il fatto di procedere tecnicamente secondo la lezione pittorica di tradizione, quanto per il gusto, che in alcuni casi si fa esplicitatamene citazionista, per l'iconografia del nostro Seicento. Questo tuttavia non basta a definirlo, in quanto nei suoi dipinti dell'ultimo decennio coabitano paesaggi onirici che alludono al linguaggio simbolico del preconscio e raffigurazioni del corpo umano - soprattutto femminile - il cui iperrealismo sfiora la crudezza. Quando parlo di iperrealismo non intendo confondere il messaggio di Solimani con quello dei pittori americani degli anni Ottanta, che percepivano e ritrasmettevano il quotidiano in una cifra stilistica di totalizzante oggettività. Questo artista, al contrario, si concentra sulla realtà del particolare in chiave tutt' altro che decifrabile, a meno di non tentarne una decodifica attraverso quei tasselli di paesaggio, apparentemente dissonanti, in alcuni casi persino informali e puramente cromatici, che agiscono da ordito alla narrazione. Non conosco le opere precedenti di Solimani, ma questi suoi lavori mostrano una notevole maturità segnica e cromatica, che si accompagna al gusto scenografico, al senso formale dell'armonia e a una forte capacità espressiva. I temi trattati sono il frutto di una elaborazione teorica che si fonda su una sperimentata conoscenza delle potenzialità luminose sia dell'olio che dell'acrilico. Significativa ed emblematicità è l'opera Oltre il confine , del 2000 o, dello stesso anno la Donna dal cappello nero ;per non dimenticare Abbandono , piccolo dipinto eseguito nel 2003, dove una giovane donna colta in tutta la sua sensuale nudità esprime nello sguardo uno stupore doloroso. Queste figure non anno un vero e proprio carattere ritrattistica, semmai sono costruzioni volumetriche dense di emblematicità e di domande sulla nostra vita interiore. Pittore del significante, Solimani gioca su messaggi diversi usando il simbolismo iconico come elemento di rarefazione dell'immagine e di riequilibrio contenutistico del costrutto. Quando il messaggio di un artista è pregnante sono possibili molteplici chiavi di interpretazione sceglierne una comunque appartiene strettamente ala sfera soggettiva ed alla sensibilità dell'osservatore. Personalmente vedo in Solimani un narratore di sogni, un evocatore di eventi oscuri, di un non detto che attiene presumibilmente alla sua sfera privata. Ogni sua immagine pittorica porta infatti in luce una sorta di aura tesa, ogni suo dipinto prefigura una narrazione conclusa che si espande con l'eloquenza di una missiva rivolta a un destinatario privilegiato. Solimani è un'artista che ha scelto di muoversi dentro la tradizione, ha tratto evidentemente dalla lezione luminosa della scuola manieristica e barocca, ma del tutto contemporaneo nel piglio veloce e nelle scenografie geometricamente allusive. Pur distinguendosi per le invenzioni tecniche e la forte percezione della corporeità la padronanza della materia pittorica non è l'unica misura della sua autenticità, perché è l'afflato poetico a trattenergli la mano, prima che sconfini sul terreno periglioso del virtuosismo e a conferire solennità iconica alla sua immaginazione fervidamente sensuale.

Vittorio Sgarbi